Una visione condivisa per la crescita

Tim Smallbone, partner di Inflexion, parla ad ELITE del ruolo che i finanziamenti di private equity possono svolgere nell'accelerare la crescita delle imprese.

I proprietari di imprese che hanno finanziato lo start-up e la crescita iniziale da soli, o con il sostegno di prestiti bancari o di investimenti dei “business angels”, spesso si trovano a cercare altrove per finanziare la successiva fase di sviluppo della propria azienda. Per coloro il cui obiettivo finale è l'IPO, l’M&A o l'uscita, il private equity può rappresentare un trampolino di lancio per portare l'organizzazione al livello successivo.

“A ben vedere, il private equity è un passo avanti rispetto ad altre fonti di finanziamento per lo start-up”, afferma Tim Smallbone, che nel 2004 ha inaugurato la sede di Manchester di Inflexion, società di private equity internazionale. “Il private equity è una fonte di finanziamento che viene garantita alle imprese che hanno raggiunto un punto di crescita redditizia, si sono mosse per realizzare ricavi e hanno superato la fase in cui sono oneri di cassa per la generazione di cassa”.

Inflexion garantisce finanziamenti di capitale proprio da £ 10 milioni a circa £ 150 milioni alle aziende che realizzano utili a partire da £ 2 milioni, in cambio di una partecipazione di minoranza o di maggioranza nell'azienda. Si tratta di un livello di finanziamento che può consentire a un'azienda di compiere importanti passi in avanti, sia che si tratti di investimenti in tecnologia, di un'acquisizione o di espansione in un nuovo territorio.

“Sono molte le ragioni per cui la gente vorrà prendere in considerazione il private equity”, spiega Tim. “Non hanno ancora raggiunto una fase di maturità del business tale da poter quotare la propria azienda, ma hanno bisogno di capitale per sostituire gli azionisti uscenti o per investire nella loro crescita futura, capitale che una banca non è disposta a garantire. Se si desidera estendere il capitale nella propria attività dove il rendimento è meno certo, è allora che si avrà bisogno di un investimento che sarà esposto al rischio azionario”.



Sfruttare le competenze

Tim sottolinea comunque con forza che i finanziamenti di private equity offrono accesso a molto di più che al solo denaro.

“Quando contrai un prestito con la banca, ti stringono la mano e poi scompaiono, e probabilmente non li rivedrai più per moltissimo tempo. Tutto ciò che fai è pagare il debito. Non è così con l'equity. Se Inflexion diventa un tuo investitore, avrai uno o due incaricati di Inflexion nel consiglio di amministrazione e ti garantiremo il nostro impegno partecipativo nell'aiutarti ad accelerare la crescita, perché si tratta di una partnership”.

Questo significa che le aziende con cui Inflexion conclude una partnership possono beneficiare dell'intero ventaglio di risorse di cui un’impresa in crescita ha bisogno: know-how tecnologico, esperienza nel capitale umano, supporto nell’M&A e un network internazionale in grado di assisterle nella loro espansione globale.

“Disponiamo di una vasta gamma di persone con ogni tipo di specializzazione, che assumiamo per aiutarci ad accelerare la crescita di un'azienda” afferma Tim. “Abbiamo assunto personale di Inflexion affinché aiuti le nostre imprese in portafoglio negli Stati Uniti, in Cina, in India e in Brasile. Non facciamo pagare questo tipo di supporto e riteniamo che più piccola è l'impresa, più è probabile che ne traggano vantaggio”.



Strutturare una partnership

I fondatori cercano fondi di private equity per molte ragioni. Potrebbe essere che l'azienda è cresciuta fino a raggiungere una certa dimensione e vorrebbero una sorta di garanzia finanziaria personale. Forse i partner commerciali esistenti stanno cercando di uscire oppure l'azienda è cresciuta rispetto a loro. O forse c'è un cambiamento significativo nel business: l'opportunità di acquisire un competitor, per esempio, o di espandersi in un nuovo mercato. Ma come può un imprenditore scegliere un partner di private equity e preparare l'azienda al suo investimento?

“Sarà necessario un business plan”, dice Tim. “Sarà necessario essere diligenti e preparati. Questo è un percorso che noi e i consulenti abbiamo già affrontato, quindi prendete molti consigli da fonti attendibili e abbiate veramente chiaro in mente cosa state facendo e perché lo state facendo. Pensate a quale storia raccontare alla società di equity. Quali motivazioni avete per coinvolgerli? Quali persone realizzeranno il piano? Non importa se non disponete di un team completo; risolvere i problemi di squadra è il nostro lavoro.

“È molto facile trovare società di equity, ma trovare quella giusta è un'impresa difficile. Il punto è sapere quale tipo di partner si desidera avere. Realizziamo un numero relativamente limitato di investimenti - da otto a dieci in un anno - e sono tutti importanti per noi. Siamo alla ricerca di imprenditori vivaci e ambiziosi, che aspirano ad essere i migliori nel loro mercato, a lanciarsi sul mercato internazionale. Se questo profilo combacia con il vostro, allora sarete del club di Inflexion”.



Percorso di uscita

Per quanto forte diventi il rapporto tra un fondatore e il suo finanziatore di private equity, il rapporto si instaura sul presupposto che non durerà per sempre. Gli investimenti di Inflexion hanno un orizzonte che va dai cinque ai dieci anni, dopo di che, si spera che l'azienda sia pronta per affrontare il passo successivo del suo percorso, che si tratti di nuovi investimenti, di una fusione o acquisizione o di una IPO.

“La quotazione è una soluzione che consideriamo sempre per le imprese di Inflexion”, aggiunge Tim. “Non è per tutti, ma la quotabilità è sicuramente una caratteristiche che ricerchiamo, perché dà una speranza in più per il nostro nastro di uscita. Sosteniamo le aziende in termini di consulenza e strutture adeguate per quel particolare percorso di uscita. Ma non potremmo mai voler imporre a un organo di direzione il lancio di un'IPO. Cerchiamo di seguire quello che è il percorso di uscita ottimale per tutte le nostre imprese. Ciò che conta è instaurare un rapporto e avere una visione e una strategia condivise”.

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