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29 Oct 26
Cosa significa per te “imprenditorialità”?
Sono cresciuto a Piacenza, dove nel 2000 si faceva scuola di meccatronica, meccanica di precisione e automazione. Quel primato internazionale non si difende da solo e oggi è sempre più difficile tenerlo. Per me imprenditorialità significa vedere il cambiamento e darsi da fare per costruire quello che verrà dopo.

 

Quale è stata l’esperienza o la lezione più significativa che hai acquisito durante il tuo percorso?
Vengo da due esperienze in startup deep tech canadesi e da un periodo nella ricerca applicata della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna. Il mio percorso da imprenditore è giovane: nasce solo nel 2024. In questo breve percorso non c’è una lezione chiave, un unico momento di svolta, ma piuttosto uno stillicidio quotidiano. Non esiste un vademecum, una corsia preferenziale o un’alternativa al sudore, alla concentrazione e all’ostinazione. Viviamo in un mondo fatto di rumore, sfumature, distrazioni e bivi quotidiani: bisogna saper dire di no, estraniarsi e valutare i fatti, non le parole, per restare concentrati sulla visione di medio-lungo periodo.

 

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In cosa Dabohn Srl si contraddistingue nel panorama competitivo?
Uniamo competenze che vanno dalla prototipazione hardware alla ricerca sperimentale e alla statistica, fino al machine learning e agli algoritmi, per risolvere la bassa efficienza e i margini ridotti del nostro tessuto industriale. In un momento di grande clamore attorno all’intelligenza artificiale, per noi l’AI è uno strumento dentro il processo, non il prodotto da vendere.
Per questo abbiamo sviluppato Dabohn Stame. Un modello di intelligenza artificiale locale vale quanto i dati da cui impara e in molti stabilimenti quei dati non esistono ancora o sono dispersi fra macchine, quadri elettrici e fogli di calcolo. Stame parte dal campo: dove le informazioni mancano, sviluppiamo l’hardware necessario oppure indichiamo quale acquistare e ne curiamo l’integrazione. I modelli, sviluppati internamente, girano in stabilimento e trasformano quei dati in indicazioni per chi conduce l’impianto, senza che escano dall’azienda. Il cliente ha un solo interlocutore, dal sensore alla decisione: un’unica piattaforma per ottimizzazione dell’energia, prognostica (manutenzione predittiva), controllo di processo e gestione documentale, pensata per il ciclo idrico, la refrigerazione industriale, la climatizzazione e i processi produttivi.
Siamo cresciuti senza investitori, finanziati dai clienti e dal loro passaparola. Apriremo il capitale quando avremo track record, prodotto e mercato validati.

 

Quale è il tuo motto personale e professionale?
Ne ho due, presi in prestito. Quello personale è di David Goggins: «Non mi fermo quando sono stanco, mi fermo quando ho finito». Quello professionale è attribuito a W. Edwards Deming: «In God we trust, all others must bring data».

 

ELITE: l’ecosistema che aiuta le piccole e medie imprese a crescere e ad accedere ai mercati dei capitali privati e pubblici. Perché è un’opportunità che altre imprese devono considerare?
Una startup industriale ha due bisogni che la tecnologia da sola non soddisfa: partner con cui portare le soluzioni sul campo e una struttura da azienda che cresce, fatta di governance, controllo di gestione e capacità di dialogare con il mercato dei capitali al momento giusto. ELITE dà entrambe le cose. Mette in contatto con imprese e partner industriali che hanno impianti veri e problemi veri e obbliga a guardarsi dall’esterno con gli occhi di chi un giorno potrebbe investire.

 

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