Per me imprenditorialità significa assumersi la responsabilità di costruire qualcosa che duri nel tempo. Non è solo fare impresa o generare risultati economici: è avere una visione, prendere decisioni anche difficili, creare lavoro, valorizzare le persone e lasciare un segno positivo nel proprio territorio. Nel mio caso significa portare avanti una realtà industriale italiana, radicata nel Biellese, cercando ogni giorno di unire tradizione manifatturiera, innovazione, qualità e sostenibilità concreta. L’imprenditore deve saper guardare avanti, ma senza perdere il contatto con la fabbrica, con il prodotto, con i clienti e con le persone che rendono possibile tutto questo.
Qual è stata l’esperienza o la lezione più significativa che hai acquisito durante il tuo percorso?
La lezione più importante è stata capire quanto sia fondamentale aprire l’azienda al confronto. Spesso, soprattutto nelle imprese familiari e manifatturiere, si tende a crescere facendo leva soprattutto sull’esperienza, sull’intuito e sulla conoscenza profonda del proprio settore. Sono elementi preziosissimi, ma oggi non bastano più. Il percorso Élite mi ha aiutato a guardare DI.VE’ con occhi più manageriali: governance, strategia, organizzazione, finanza, accesso ai capitali, crescita dimensionale. Mi ha fatto capire che la solidità di un’impresa non dipende solo dalla qualità del prodotto, ma anche dalla capacità di strutturarsi, misurarsi, comunicare bene il proprio valore e prepararsi alle sfide future. È stato anche molto utile il confronto con altri imprenditori: settori diversi, problemi diversi, ma spesso dinamiche simili. Questo ti obbliga ad alzare lo sguardo e a uscire dalla quotidianità.
In cosa DI.VE’ SPA si contraddistingue nel panorama competitivo?
DI.VE’ si contraddistingue perché unisce cultura industriale, creatività e capacità tecnica. Siamo una filatura italiana specializzata nei filati fantasia, dove il colore, la ricerca e la personalizzazione sono elementi centrali. Non vendiamo semplicemente un prodotto: cerchiamo di costruire soluzioni insieme ai nostri clienti. Il nostro valore sta nella capacità di essere flessibili, rapidi, competenti e profondamente legati al prodotto. Abbiamo una forte attenzione alla qualità, alla continuità del servizio e alla relazione con il cliente. Allo stesso tempo stiamo investendo su innovazione, sostenibilità, circolarità, dati e processi industriali più evoluti. Credo che DI.VE’ rappresenti bene una certa idea di manifattura italiana: concreta, creativa, tecnica, radicata nel territorio ma con una visione internazionale.
Qual è il tuo motto personale e professionale?
Non ci ho mai pensato, ma direi: “Custodire le radici, guardare lontano, costruire ogni giorno.” Per me significa non dimenticare mai da dove veniamo: la cultura industriale, il territorio, le persone, il saper fare. Ma significa anche non accontentarsi, guardare avanti, innovare e preparare l’azienda al futuro. E poi c’è un punto fondamentale: un imprenditore non può vivere solo di visione astratta. Deve conoscere la realtà, i numeri, la fabbrica, i clienti, i problemi quotidiani. Solo così le decisioni diventano solide.
ELITE è l’ecosistema che aiuta le piccole e medie imprese a crescere e ad accedere ai mercati dei capitali privati e pubblici. Perché è un’opportunità che altre imprese devono considerare?
Perché molte PMI italiane hanno un enorme potenziale, ma spesso non riescono a esprimerlo pienamente per limiti organizzativi, finanziari o culturali. ELITE è un’opportunità perché aiuta l’imprenditore a fare un salto di qualità: non solo in termini di accesso ai capitali, ma soprattutto in termini di mentalità. Entrare in un ecosistema come ELITE significa confrontarsi con competenze, strumenti, advisor, investitori e altre imprese che stanno affrontando percorsi di crescita. Ti porta a porti domande importanti: quanto è strutturata la mia azienda? È pronta a crescere? È leggibile per un investitore? Ha una governance adeguata? Sa raccontare il proprio valore? Credo che per molte imprese italiane questo sia un passaggio fondamentale. Non perché tutte debbano necessariamente quotarsi o aprire il capitale, ma perché tutte dovrebbero prepararsi a essere più solide, più trasparenti, più organizzate e più capaci di affrontare il futuro.
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