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23 Apr 26
Cosa significa per te “imprenditorialità”?
L’imprenditorialità non è esecuzione. È assunzione di responsabilità.
Per me è molto simile a una squadra di calcio: puoi avere il talento, ma senza visione di gioco, disciplina e fiducia nei compagni non vinci partite importanti.
Responsabilità di scegliere una direzione quando non è ancora chiara, di prendere decisioni che impattano persone, capitali e territori, di costruire qualcosa che abbia senso anche tra dieci anni.
Non limitarsi a cogliere opportunità, ma creare contesti in cui il valore possa emergere.
E farlo con un principio chiaro: se ciò che costruisci non regge nel tempo, non è impresa. È solo attività.

 

Qual è stata l’esperienza o la lezione più significativa che hai acquisito durante il tuo percorso?
Lo dico con una premessa: mi fa ancora un po’ strano “parlare di lezioni”. Mi sento giovane, all’inizio di un percorso.
Proprio per questo, quello che condivido non è una verità assoluta, ma qualcosa che sto imparando sul campo.
La lezione più importante è stata capire che la sostenibilità non è un layer.
È l’infrastruttura. Finché la tratti come un’aggiunta, resterà un costo o un obbligo.
Quando la integri nel modello, diventa un vantaggio competitivo.
Questo però richiede una scelta: rinunciare alle scorciatoie.
Significa lavorare su dati reali, accettare complessità, prendersi tempi più lunghi.
Ma soprattutto significa avere una visione che va oltre il trimestre.
Io penso spesso a questo: che tipo di sistema stiamo costruendo?
Che possibilità avranno le prossime generazioni — le mie figlie — di scegliere davvero?
Se non allarghiamo lo sguardo, stiamo solo ottimizzando il presente.

 

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In cosa ESG IMPACT S.R.L. Società Benefit si contraddistingue nel panorama competitivo?
Oggi il problema non è la mancanza di strumenti ESG. Il problema è l’eccesso di complessità e la distanza dal business. ESG IMPACT nasce per chiudere questo gap.
Abbiamo costruito un modello che integra strategia, dati e operatività in un’unica piattaforma. Non ci interessa produrre report. Ci interessa rendere l’ESG utilizzabile.
Perché finché resta teorico, non cambia nulla. Quando diventa decisione, cambia tutto.
La nostra ambizione è semplice: trasformare la sostenibilità in un linguaggio che le imprese possano usare per crescere, accedere ai mercati e competere meglio.

 

Qual è il tuo motto personale e professionale?
“Misurare per migliorare, migliorare per creare valore.” È il motto professionale.
Poi c’è quello più istintivo, quello che ti porti dentro: “Vincere è l’unica cosa che conta.” Da juventino, inevitabilmente. Ma oggi vincere non può più essere solo una questione di risultato. Vuol dire creare valore nel tempo, essere coerenti, generare impatto positivo.
Perché il punto non è solo arrivare primi. È come ci arrivi — e cosa lasci dopo.

 

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ELITE: perché è un’opportunità che altre imprese devono considerare?
ELITE è uno di quei contesti che ti obbligano a fare un salto di qualità.
Non solo in termini di struttura e governance, ma soprattutto di mentalità.
Ti mette davanti a un fatto: se vuoi dialogare con i mercati, devi essere credibile, misurabile e trasparente.
E questo non si improvvisa. Ma c’è anche un altro aspetto, più personale.
Io vengo da un contesto in cui le opportunità non sono sempre così evidenti, né così accessibili. E proprio per questo impari presto a riconoscerle quando arrivano — e a non darle per scontate.
ELITE è una di queste.
Per le imprese che vogliono crescere davvero — non solo espandersi — è un passaggio strategico. Perché accelera un processo che, altrimenti, richiederebbe anni.
E oggi il tempo è una variabile competitiva.

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